Nell'area industriale di Trissino, una struttura tessile storica del 1923 è stata riportata in vita, trasformandosi in un dinamico polo culturale e produttivo. L'ex Filanda Bocchese, senza alterazioni scenografiche, ospita oggi lo studio dello scultore Arcangelo Sassolino e il progetto RARE (Research, Art, Regeneration, Ecology). Questa riconversione mira a valorizzare l'architettura originale, fornendo una piattaforma per la creazione artistica, la didattica e la ricerca, con un forte legame con il territorio circostante. Il progetto enfatizza un approccio autentico e funzionale, evitando trasformazioni superficiali e promuovendo un uso genuino degli spazi.
![]()
La Filanda Bocchese, inaugurata nell'ottobre del 1923, ha attraversato diverse fasi della storia industriale locale, passando alla gestione della ditta Bocchese tra il 1951 e il 1952, per poi cessare le attività nel 1978. Dopo decenni di inattività, il vasto edificio centrale è stato oggetto di un'attenta riattivazione. L'obiettivo principale del progetto è stato quello di preservare l'integrità strutturale e l'atmosfera autentica dell'edificio, concentrandosi sull'uso reale e sulla funzionalità degli spazi. Questo ha permesso ad Arcangelo Sassolino di continuare a sperimentare e creare le sue imponenti sculture, come il notevole disco esposto alla Biennale d'Arte Islamica di Gedda.
Parallelamente, RARE, fondato da Jacopo Ferma, Cristiano Focacci Menchini e David Melis, utilizza la Filanda come una piattaforma multifunzionale. Qui si svolgono attività di produzione artistica, programmi di residenza per artisti e iniziative didattiche, tutte integrate con il tessuto economico e culturale locale. Il programma è supportato da Culture Moves Europe del Goethe-Institut, evidenziando l'apertura internazionale e la vocazione formativa del progetto. L'architettura non è un semplice sfondo, ma un elemento attivo che organizza le funzioni, connette competenze e restituisce all'edificio una dimensione pubblica.
David Melis ha sottolineato che la Filanda è ora uno spazio accessibile e aperto, trasformato in un laboratorio di sperimentazione culturale e sociale. La sua architettura, un tempo motore dello sviluppo produttivo della regione, riaccende la sua funzione, evolvendo da centro di manodopera a fucina culturale. Questo processo di rigenerazione si è svolto con un approccio conservativo: pulizia delle superfici, chiara definizione dei percorsi e allestimento degli spazi senza interventi estetici superflui. In tal modo, l'antica fabbrica non si è tramutata in un ambiente fittizio, ma ha ritrovato la sua essenza di autentica piattaforma operativa.